LA POP ART DI BRUNO BOZZETTO al MIC. Una mostra anticonformista, che si rivolge al grande pubblico e prende in giro il consumo di massa

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“Signor Rossi, cosa può dirci del Signor Bozzetto?” “Candidato all’Oscar… Certamente, certamente.” E se lo dice il Signor Rossi, apparso per la prima volta nel corto da 10 minuti intitolato appunto Un Oscar per il Signor Rossi, personaggio iconico nato nel 1960 dalla mente e dalla mano dell’eclettico Bruno Bozzetto, classe 1938, milanese Doc, nipote del pittore Girolamo Poloni, dal quale ha ereditato una certa propensione per il disegno ma fin da bambino con una forte passione per il cinema, e in particolare per l’animazione, che poi trasporrà nella sua attività di disegnatore, produttore e regista, auspichiamo che la sua dichiarazione sia beneaugurante sottolineando che la vittoria all’Oscar era stata sfiorata nel 1990 con la candidatura per il corto Cavallette. E l’immagine di Cavallette, fili d’erba dolcemente accarezzati dal vento e punteggiati da maggiolini rossi, campeggia nell’ingresso del MIC – Museo Interattivo del Cinema Cineteca Italiana (Viale Fulvio Testi, 121) che ospita fino al 30 novembre LA POP ART DI BRUNO BOZZETTO, mostra allestita da Matteo Pavesi, direttore della Fondazione Cineteca, con il contributo di Anita e Irene, figlie dell’artista. Il recinto, che apre il percorso alla mostra, si chiama “La Fattory di Bruno”, ovvero la fattoria degli animali creati dal Maestro, dal Cavallinio Michele a Johnny Bassotto, dal coniglio Stripy all’elefante Kuko alla cagnolina Doggy, nata durante la clausura del Covid, non disgiunti dai temi ambientalisti degli ultimi decenni nei quali ogni essere vivente può convivere con fiori, piante e pecore in armonia ma anche con un pizzico di ironia.

Con lo sguardo rivolto anche all’etologia umana grazie alle letture di Desmond Morris e di Konrad Lorenz. E proprio con riferimento a Doggy Matteo Pavesi precisa come questa cagnolina, una specie di evoluzione di Snoopy, sia una trovata, uno sdoppiamento di Bruno Bozzetto per riflettere sulle cose. Del resto Bozzetto – continua Pavesi – è un artista libero, inarrestabile. Personalmente ritengo questa mostra un omaggio molto divertente alla creatività di Bruno Bozzetto, un regalo e un grande ringraziamento a questo artista per tutto quello che ha fatto e che continua a fare. È un uomo che tutti dovremmo tenere da conto perché la sua creatività è unica in Italia e nel mondo. È stato un uomo sempre molto attento dal quale c’è da imparare sempre. Deve ispirare le nuove generazioni. Mi auguro che questa mostra sia preparatoria a una realtà stabile dove poter vedere sempre la sua creatività. E mentre Anita e Irene precisano di aver fatto un grande lavoro di selezione nel vastissimo materiale di papà sottoselezionando circa mille disegni, Pavesi spiega il titolo dato alla mostra: “Questa collezione è assolutamente Pop. È stata costruita in modo superanticonvenzionale, anticonformista. Vuole rivolgersi a un grosso pubblico focalizzando l’attenzione sugli oggetti di uso quotidiano”. E il Bozzetto sempre attento all’attualità, ma anzi precursore di tendenze, mode e linguaggi, lo ritroviamo nei rodovetri, fogli trasparenti in acetato di cellulosa sui quali viene stampato il disegno e poi dipinto, consentendo così di vedere l’oggetto e la sua ambientazione in maniera diversa, cioè in movimento. A questo proposito va ricordato che fu proprio il papà di Bozzetto, ingegnere, a inventare la Verticale, la macchina ricavata da una parte dell’asse da stiro della nonna, completata con manopole e pulsanti, sulla quale fissare i rodovetri da fotografare con la 16 millimetri appesa perpendicolarmente. O ancora, ritroviamo il Bozzetto in anticipo sui tempi negli autentici antesignani dei protagonisti degli spaghetti western, i divertenti cow boy Johnny, Ursus e Smilzo di West and Soda del 1965, nel quale rivisita tutto l’universo western.


O quando prende in giro il consumo di massa con Mio Fratello Superuomo, lungometraggio del 1968. O nel video La pillola degli anni 70 quando, in piena rivoluzione sessuale, Bozzetto affronta il tema della sessualità. Bruno Bozzetto disegna fumetti per riviste, gira in pellicola 16 e 35mm, sperimenta i nuovi linguaggi della Rete affrontando anche profondi concetti di fisica, matematica, chimica quantistica e astronomia che poi confluiranno nella felice collaborazione con Piero Angela durata un decennio per Quark e Super Quark. Affiancato da Guido Manuli, attivo nello Studio Bozzetto fin dagli inizi, idea e realizza sigle per numerose trasmissioni televisive. Il tutto in mostra esemplificato da una serie di gadget che sono stati oggetto di merchandising di grande successo e tuttora oggi molto ricercati. Per concludere con la proiezione di film e corti e con le musiche di Franco Goghi, oggi rivisitate in karaoke. E lo storyboard del Signor Rossi, il buffo omino grassoccio che ride e piange come tutti noi, ma che coraggiosamente va avanti, conosciutissimo anche all’estero.

Elisabetta Dente