Gli assioli dei grilli accompagnano la dolce atmosfera di una notte dell’estate 1634 nella campagna di Arcetri. Qui, nella sua villa denominata Il Gioiello, Galileo Galilei, già riconosciuto quale autorevole fisico, astronomo, matematico e scrittore, in realtà sta vivendo l’umiliazione del confino dopo essere stato accusato di eresia e di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture, aver subito il processo, essere stato condannato dal Sant’Uffizio ed essere stato costretto all’abiura delle sue concezioni astronomiche. Pochi mesi prima un altro grande dolore aveva colpito Galileo ormai settantenne: la morte dell’amata figlia Virginia, clarissa nel Convento di S. Matteo, poco distante dall’abitazione del padre. Galileo, già fortemente provato, è riuscito a prendere sonno ma presto viene risvegliato da una presenza misteriosa. Preceduto da bianchi fumi un uomo austero, vestito con una lunga tonaca grigia, si aggira con discrezione nella stanza di Galileo, il suo studio. Pochi oggetti nella scenografia di Andrea Colombo ci ricordano che lo scienziato in realtà non ha mai smesso di porsi domande, di approfondire la materia che tanto lo appassiona, la scienza, di guardare oltre la realtà contingente: un cavalletto pieghevole sul quale si era assopito nella sua vestaglia rossa, una scala, e, anticipatori di quello che sta per accadere, un cavalletto da pittore sul quale è appoggiato lo studio di due volti e sulla parete di fondo, maestoso, il quadro dell’Annunciazione, opera giovanile di Leonardo. Che, emerso da una differenza temporale di cento anni, si avvicina lentamente a Galileo. Da dove viene e perché è venuto? Questo è l’incipit della prima rappresentazione, andata in scena ieri sera al Teatro Oscar e salutata alla fine con calorosissimi applausi dopo 90 minuti di serrati dialoghi, di IL SOGNO DI GALILEO di Luca Doninelli, direttore artistico del Teatro de Gli Incamminati, che produce lo spettacolo, e dell’astrofisico Marco Bersanelli, alla quale auspichiamo possano seguire molte repliche e una tournée. Riconosciuto come il padre della scienza moderna nonché personaggio chiave nella rivoluzione scientifica Galileo, artista immenso e genio assoluto del Rinascimento Leonardo, i due avviano un dialogo a tratti ironico a tratti accalorato interrogandosi sul valore e sul significato delle reciproche scoperte, sull’importanza degli studi condotti e dei risultati raggiunti. Entrambi sono figli dell’Umanesimo, entrambi rifiutano l’antico principio di autorità ma, mentre Leonardo appartiene ancora al mondo antico, Galileo è tra i fondatori del mondo moderno. La diatriba, sempre improntata al rispetto reciproco, verte sostanzialmente sul significato della conoscenza, sulla passione per la ricerca, su fino a che punto può spingersi l’essere umano nel suo desiderio di conquista. “Non temete – domanda Leonardo a Galileo – che qualcuno voglia togliere di mezzo il Creatore come qualcosa di inutile? Principi, assiomi, teoremi: Galileo è animato dall’ansia di dare ai fenomeni un nome, la scienza vuole penetrare la natura delle cose per conoscerle meglio. L’intero universo è stato fonte di infinito stupore per entrambi. La matematica è il linguaggio con cui Dio ha scritto il grande libro dell’universo ma l’universo è senza fine. Lo scienziato sa che ci sono limiti a tutto e che bisogna superarli. La scienza si muove passo dopo passo ma tentare di spiegare Dio con l’apporto scientifico è un magro affare. Da una parte la fede, dall’altra la tecnica che sta già spalancando le porte del futuro. Accanto ai bravissimi interpreti – Mino Manni Galileo, Tiziano Ferrari Leonardo – il superlativo è d’obbligo – sono da ricordare l’asciutta regia di Gianmarco Bizzarri, il sound design di Mirko Zambelli e il light design di Samuele Mogavero. Galileo alla fine si chiede: “Cosa devo fare? Posso solo seguire la mia strada. E sperare che alla fine ne scoprirò il senso”. A conclusione della serata Luca Doninelli introduce il progetto “Tunrning Points” di cui Il sogno di Gaileo è il primo capitolo. Cercare di diminuire la distanza, che era più ideologica che reale – tra Umanesimo e scienza. “Punti di svolta” dedicati ai momenti nel corso dei secoli in cui la libertà ha svoltato come nel caso di Galileo, nei Dieci Comandamenti, la fine del Paleolitico, Einstein, Picasso, Giorgio Armani, tutte persone che in qualche modo hanno cambiato la storia. Marco Bersanelli sottolinea come la scienza cerchi la reperibilità dei fenomeni e ammonisce dal non perdere di vista l’orizzonte della libertà senza la quale non esiste la scienza.
Elisabetta Dente